La nostra casa, il nostro castello

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La casa, la vita, il castello

 

La vita è come un Castello, un castello di nostra proprietà, nella stanza centrale ci aspetta l’incontro con il Signore. Ma noi siamo fuori del castello, viviamo alle sue porte chiedendo l’elemosina, nutrendoci di carrube eppure ne siamo i proprietari.

Santa Teresa D’Avila

Ho scelto di aprire il V° capitolo del recente libro ” La casa che vorrei…” con la forte metafora di santa Teresa D’Avila. È tratta da “Il castello interiore” il suo libro scritto nel XVI secolo ed è l’insegnamento di un percorso spirituale adatto a religiosi e laici che vogliono trovare una “mappa” per la ricerca del Sé. Siamo abituati a stare nel cortile, vicino alle mura del castello.

La meditazione

Per santa Teresa, la meditazione è una porta d’entrata, una possibile via per accedere al percorso delle sette stanze che porteranno al centro del castello. La santa accompagna chi si è messo nel cammino stanza dopo stanza, facendo conoscere le insidie del percorso, sostenendo l’anima del visitatore passo dopo passo.

Le campane

Come abbiamo già detto altre volte, ricordiamoci che le particolari sonorità delle campane tibetane hanno la proprietà di portarci a far vivere intensi stati meditativi. Nella tradizione si tramanda che il Buddha le usasse per accompagnare la meditazione, per concentrare la mente, per rendere i pensieri e i sentimenti limpidi e focalizzati.

La casa e il padrone

Dal mondo orientale ci arriva un’altra allegoria, diversa ma con alcuni aspetti simili alla precedente. In questo caso l’uomo è paragonato a una casa piena di servitori con il padrone che non c’è, è fuori, e come è logico, inevitabilmente regna una gran confusione. Il cuoco lavora nelle stalle e il cocchiere è in cucina, nessuno fa il proprio lavoro. Anche questa rappresentazione è forte, è stata ripresa dagli insegnamenti di Gurdjieff che propone anche un’altra immagine: l’uomo come un appartamento di quattro stanze. La prima stanza è il corpo fisico, la seconda è la sfera emozionale, la terza il centro intellettuale, la quarta stanza il padrone. E ogni religione, in differenti forme, sottintende che il padrone non c’è, e che bisogna cercarlo.

La meta del viaggio

Prima d’iniziare ogni tipo di percorso è bene sapere qual è la meta del viaggio, cercando di conoscere il nostro reale desiderio, valutando l’equipaggiamento, il più adatto per realizzare i nostri obiettivi. Nel nostro caso è bene sapere che abbiamo dei preziosi alleati. Le vibrazioni delle campane raggiungono ogni angolo, ogni molecola dell’ambiente, gli oli essenziali sono gocce di luce che illuminano la strada verso la ricerca del sé. Siamo pronti? Insomma lavorare per la nostra casa significa lavorare in noi. Nel libro diamo, in particolare, delle informazioni di carattere vibrazionale, con delle proposte operative per favorire la ricerca di una maggiore consapevolezza, libertà e benessere. Ecco a seguire un esempio molto concreto. Sappiamo bene che l’ambiente ci influenza e che noi influenziamo l’ambiente, ma fino a che punto? Da noi in Europa la corrente elettrica distribuita nelle case è di 50 cicli al secondo e corrisponde come nota musicale a un Sol#, negli Stati Uniti è di 60 cicli e corrisponde a un Si. Dei rinomati ricercatori hanno effettuato approfondite indagini con studenti in tecniche di rilassamento e meditazione, dopo le pratiche ai partecipanti è stato chiesto di intonare un suono, una nota in modo naturale, e la netta prevalenza è stata l’emissione di un Sol# da noi e un Si in America!

Un consiglio in casa

Un consiglio, che non sarà la soluzione, ma un piccolo aiuto si, facciamo mettere un interruttore taglia elettricità nella stanza dove dormiamo, solitamente ai lati del letto ci sono due prese di corrente, quindi molto vicine alla nostra testa, cerchiamo di evitare queste influenze almeno per il tempo della notte, che tutto sommato non è così poco!

L’ambiente

È di fondamentale importanza conoscere e saper gestire le influenze dell’ambiente, siamo immersi in un’universale bolla vibrazionale, e ben sappiamo che è in costante e veloce mutamento. Ad esempio è stato studiato il canto degli uccelli di San Francisco, si è rilevato che i loro versi sono diventati più acuti nel corso degli ultimi quarant’anni per sovrastare il rumore del traffico sempre più crescente; l’habitat cambia e ci cambia! Forse è una mia impressione, camminando in strada, o aspettando la metro, non posso fare a meno di notare che tante persone parlando con il loro interlocutore, che di solito si trova a poche decine di centimetri, usano la voce con una tonalità molto alta, con un volume spropositato, forse hanno paura di non essere sentiti? O da chi vogliono farsi ascoltare?

Un semplice aiuto

Indubbiamente nelle nostre città è presente un notevole inquinamento acustico, se in qualche circostanza ci sentissimo troppo presi da questo tipo di stress, darà certamente sollievo sapere che intonare a labbra socchiuse, in modo discretissimo un monotono ronzio del tipo mmmmm, sarà di grande sollievo e ci proteggerà! Come musicoterapeuta e ricercatore ho sempre trovato d’ispirazione leggere i testi di Hazrat Inayat Khan, musicista di grande valore e maestro spirituale, teniamo a mente le sue parole: Ci sono due aspetti della vita: il primo è che l’uomo è sintonizzato dal suo ambiente, il secondo è che l’uomo può sintonizzarsi nonostante il suo ambiente. Sta a noi cercare la sintonia con quello che scegliamo, ben sapendo che il percorso non è facile. Una via è quella dell’ascolto profondo, arrivando a contattare le nostre corde interiori. E sarà utilissimo osservare quello che attiriamo, le persone che incontriamo per affinità vibrazionale, per risonanza. Un elemento fondamentale è riconoscere e valorizzare gli incontri, gli alleati nella strada.

Nel Magazine n° 8

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