Pensiero, immagine e suono II° parte

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Pensiero, Immagine e Suono

 

(L’Uomo è un Essere multidimensionale – seconda parte)

Nell’articolo precedente ho considerato come le diverse funzioni fisiche e psichiche umane siano tra loro interdipendenti generando un caleidoscopio complesso di attività interne in grado di elaborare le informazioni recepite attraverso i sensi e trasferirle nella vita interiore dell’Essere Umano, dove vengono processate e memorizzate.

Immagine e sensazione

In questo continuo processo di elaborazione dei dati, la funzione immaginativa svolge un ruolo di prim’ordine, essendo utile alla decodifica del reale vissuto della persona che il terapeuta tratta e non essendo mai separata dalla Unità Mente-Corpo-Essenza che è l’Uomo. Ho inoltre messo in evidenza che il suono può aprire le porte della visione, generando immagini e sensazioni connesse con il vissuto profondo dell’individuo trattato. Ma che cosa è veramente questa Visione? Possiamo dire che, se la vista è la facoltà che ci consente di vedere gli oggetti fuori da noi, la visione è la funzione psichica più sottile che assume la capacità di decodificare i regni del sovrasensibile, esplorare i mari dell’inconscio e rappresentare la vita interiore umana. Questa funzione ha la proprietà di metterci in contatto con il mondo            de-materializzato di cui si sono sempre occupate tutte le più sagge e antiche culture del pianeta. L’unica possibilità per accedere volontariamente a questa dimensione è quella di spogliarsi degli organi della percezione sensoriale per affidarsi a quelli del corpo di luce di cui è impregnato il nostro campo elettro-magnetico.

Era solo un sogno

Chiudere gli occhi ci porta già ad avvicinarci all’universo invisibile ai sensi fisici, ricco di informazioni e di gran lunga più esteso di quello tangibile. Tuttavia non basta. Le pratiche meditative di tutte le tradizioni ci insegnano che ci vuole esercizio e dedizione per prendere confidenza con la visione. Ancora di più, è necessario scardinare le falsità in- dotte dalla moderna cultura occidentale che ha distrutto ogni contatto dell’uomo con la sua capacità magica di vedere oltre la porta dei sensi. È comune la frase pronunciata dai genitori ai bambini: “Era solo un sogno”, a testimoniare la diffusa difficoltà di collocare correttamente la valenza della attività onirica (che usa l’immagine come strumento preferenziale) nella giusta dimensione educativa del bambino.

L’immagine 

Inizia così una separazione (inesistente) tra mondo fisico e mondo immaginale in cui quest’ultimo viene visto al più come luogo delle “fantasie”, dei sogni ad occhi aperti, delle immagini illusorie, dell’irreale. “Ci sembra” quindi di avere visto certe persone, “si fantastica” di affrontare un inquilino petulante, “si sogna” di incontrare una persona desiderata, “ci si illude” che la cosa sia accaduta davvero, ma in fondo tutto ciò non è reale. È l’invito programmatico ad abbandonare la magia della Vita nella sua totalità per prediligere esclusivamente la parte tangibile di essa. Ecco come il mondo robotico della materia ha ridotto la immaginazione a pura illusione, deprivando del carattere reale tutto ciò che è oggetto del fantasticare, del sognare, dell’immaginare. Il mondo immaginale è un mondo reale, in grado di insinuarsi nelle pieghe del tempo materico dandogli vita e influenzandolo direttamente. Quante volte vi è capitato di correre inseguiti da un leone nella foresta o di essere assaliti da un borseggiatore e risvegliarvi nel pieno della notte con il cuore tachicardico, il respiro in affanno e grondanti di sudore? Il mondo delle immagini influenza il mondo fisico e il fatto che ciò non sia direttamente misurabile o fotografabile non è un indice che può indurci a negarlo. Allora ritorniamo alle possibilità di intervenire su una persona in qualità di operatori o terapeuti esperti, per favorire l’accesso a stati di coscienza intermedi attraverso l’uso di stimolazioni sonore o frequenziali. Si tratta di stati di coscienza intermedi tra il sonno e la veglia, tra il conscio e l’inconscio, per fare affiorare contenuti utili alla risoluzione di un problema emotivo, organico oppure interiore. Nella nostra Italia abbiamo una ampia tradizione, ormai del tutto sepolta nella sua valenza originaria, di pizzica salentina, taranta o tarantella, usate come musiche rituali per trasportare “l’ammalato” in una dimensione extra ordinaria e consentirgli di espellere il veleno tossico che ne ha generato la malattia. Il mondo immaginale è la Terra di Mezzo, dove il tempo viene sospeso ed inizia un dialogo tra tutte le parti dell’individuo, un luogo senza spazio in cui il conscio intercetta le dimensioni inaccessibili dell’inconscio e l’Io si raffronta con aspetti incommensurabili del Sé. Vi è solo una clausola perché ciò avvenga: che l’intelletto si faccia da parte consentendo al corpo di rilassarsi e al cuore di fare affiorare le sue memorie.

Vi lascio con un passo tratto da “L’Uomo e i suoi simboli” di C.G.Jung:

L’Uomo moderno non si rende conto di quanto il suo “razionalismo” (che ha di- strutto le sue capacità di rispondere ai simboli e alle idee soprannaturali) lo abbia posto alla mercé sotterraneo della psiche. Egli si è liberato (o crede di essersi liberato) dalla “superstizione”, ma in questo processo egli è venuto perdendo i suoi valori spirituali in misura profondamente pericolosa. La sua tradizione morale e spirituale si è disintegrata, e ora egli paga lo scotto di questo suo naufragio nel disorientamento e nella dissociazione genera- li. Gli antropologi hanno spesso descritto ciò che accade ad una società primitiva allorché i suoi valori spirituali si trovano esposti all’influenza della civiltà moderna. Gli uomini perdono il significato della propria vita, la loro organizzazione sociale si disintegra ed essi stessi decadono moralmente. Noi ci troviamo attualmente nella medesima condizione senza però esserci mai resi conto di ciò che abbiamo perduto, perché i nostri capi spirituali, sfortunata- mente, erano più interessati a proteggere le loro istituzioni che a comprendere il mistero offerto dai simboli”.

Il contatto con il Sé

Possa questo scritto di Jung essere un monito affinché l’uomo riconquisti il vero contatto con Sé, prendendo Coscienza che la guida per una Vita piena si può ottenere seguendo le tracce che sono già presenti in lui dalla notte dei tempi e che distrattamente cancella ogni giorno, impegnato com’è a farsi guidare da false divinità esterne e a negare la magia immaginale della Vita.

Magazine n°12

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