Un ingegnere elettronico e l’acqua

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Un ingegnere elettronico ci racconta la sua esperienza!

 

Ho conosciuto Mauro per affinità elettive. I nostri percorsi di ricerca si sono incrociati grazie alle “sacre ciotole vibranti”.

Il racconto

Ho apprezzato da subito l’approccio, sistematico e al tempo stesso naturale, con cui Mauro presenta il suo lavoro. Nessun compromesso con metodi pseudoscientifici alla materia trattata, complice la sua solida formazione ed esperienza come operatore del settore, ma al tempo stesso sentimento aperto, curioso, disponibile ad accogliere e integrare nuove conoscenze. Quando mi ha chiesto questo breve contributo alla stesura del suo nuovo lavoro editoriale, lo ha fatto con l’innata simpatia che lo contraddistingue. Ma ho capito subito che il mio impegno a partecipare in questa sua ricerca avrebbe comportato un onere che andava ben al di là del semplice “riuscire a trovare il tempo”, in mezzo ai mille impegni del lavoro ordinario e di una famiglia con tre splendidi figli. Richiedeva di mettersi semplicemente in gioco, nel gioco della bellezza della vita: dove semplice non vuol dire facile.

Ingegnere elettronico

La mia formazione di ingegnere elettronico ha suscitato la curiosità di Mauro e lo ha spinto a chiedermi un contributo che attingesse al mio ambito culturale. Per fornire supporto metodologico, o magari soltanto un altro punto di vista, allo studio delle vibrazioni. Ciò ha subito risuonato in me, perché ho sempre ritenuto fondamentale avvalersi di dati concreti e misurabili per poter affrontare seriamente qualsiasi ricerca. Soprattutto quando i confini sono così vasti: il silenzio, il suono, lo spazio sacro. La mia storia personale quindi mi impone il ricorso a un metodo scientifico che, per essere considerato tale, ha bisogno di parametri misurabili e di esperienze replicabili.

Il sacro elemento acqua

Ho cercato allora di imbastire uno studio quanto più semplice possibile sul mondo magico delle campane e delle loro vibrazioni nel sacro elemento Acqua. Prevedendo l’utilizzo di strumenti che fossero alla portata di tutti. Il protocollo di indagine che mi sono imposto è stato quello teso a verificare se l’azione meccanica delle vibrazioni prodotte dalle campane apportasse un qualsivoglia cambiamento alla natura dell’acqua con cui la campana stessa veniva in contatto. La meravigliosa e quasi incredibile “danza dell’acqua” lasciava una memoria nell’elemento stesso? I formidabili studi di Emilio Del Giudice e Giuliano Preparata sui domini di coerenza dell’acqua (a cui rimando il lettore interessato) fanno da stimolo alla mia direzione di indagine.

Il ghiaccio

Ho pensato che mi sarei fatto aiutare dal ghiaccio. Forse la sua struttura cristallina avrebbe potuto in qualche modo registrare e rendere evidente un eventuale effetto memoria dell’onda vibratoria nell’acqua. Mi sono avvalso di tre campane: piccola (diametro 14,5 cm – peso 360 grammi – fondamentale DO diesis a 538 Hz). Media (diametro 19,5 cm – peso 1023 grammi – fondamentale SOL a 193 Hz). Grande (diametro 25 cm – peso 1729 grammi – fondamentale SI a 122 Hz).

La danza dell’acqua

Ho versato in ognuna  un bicchiere (circa 1 dl) di acqua di rubinetto. Per poi suonare per cinque minuti ogni campana, sfregandone il bordo con il batacchio, con emissione del suono per quanto possibile continua e di medesima ampiezza (osservando peraltro sempre la formazione delle increspature della superficie dell’acqua e favorendo la generazione del fenomeno di “danza” delle gocce all’interno della ciotola). Ho quindi versato l’acqua contenuta nelle campane in tre recipienti di vetro omologhi, collocandoli nel freezer di casa, a una temperatura di circa –18° C, insieme a un quarto bicchiere di vetro, contenente semplice acqua del rubinetto “non trattata”. Dopo circa otto ore ho estratto i recipienti e ho incominciato con una prima analisi visiva del ghiaccio formatosi.

I risultati

I risultati sono stati inaspettati e incoraggianti. Tutti e tre i recipienti contenenti l’acqua trattata presentavano una formazione di ghiaccio con caratteristiche tra loro analoghe e peculiari di trasparenza e luminosità, ma che si distinguevano nettamente dal campione di ghiaccio formatosi dall’acqua di rubinetto pura e semplice. Presenta un reticolo cristallino palesemente “strutturato”, in cui la luce solare o un fascio luminoso diretto (ad esempio di una torcia) vengono rifratti in maniera notevolmente diversa rispetto a quella del ghiaccio “normale”. Un indagine microscopica dello stesso reticolo o un’analisi del fascio luminoso risultante esula da questo lavoro, ma può esserne la naturale prosecuzione. Ho volutamente utilizzato acqua dell’acquedotto cittadino per predisporre una condizione di “worst case”. Interessante verificare ad esempio anche il comportamento dell’acqua distillata.

Un dominio di coerenza?

Il primo dato che emerge è semplice, ma stupefacente: l’acqua trattata con le vibrazioni delle campane presenta un “contenuto informativo non nullo”. Qual è l’informazione che è stata fornita dalla campana all’acqua? E come quest’ultima è riuscita a trattenere le vibrazioni nelle sue molecole? Si può pensare all’attivazione di un dominio di coerenza? Inutile confessare che sono quesiti assai avvincenti per me. Come detto, l’impostazione da me data è stata intenzionalmente semplificata, atta a consentire a chiunque di riprodurre “l’esperimento” a casa propria, senza alcuna particolare strumentazione.

Il grado di complessità

Questo però non vieta di aumentare il grado di complessità di indagine e delle variabili prese in considerazione. Peraltro io stesso mi sono sentito incoraggiato a diversificare l’indagine, con osservazioni relative ad esempio al pH dell’acqua attraversata dalle vibrazioni sonore delle campane, che sembra presentare un aumento dell’alcalinità post trattamento (ho utilizzato una semplice cartina al tornasole per le misure; l’impiego di un pH-metro digitale fornirebbe dati sicuramente più attendibili).

Un ingegnere per l’armonizzazione dei chakra

Un semplice tester multimetro per misure elettriche, invece, mi ha aiutato ad analizzare la mia stessa resistenza elettrica corporea dopo l’esercizio cosiddetto di “armonizzazione dei chakra” con le campane. I parametri rilevati dal tester indicano una transizione da oltre 2000 K Ohm pre-trattamento, a circa 1100 K Ohm subito dopo. Un conduttimetro potrebbe misurare agevolmente le eventuali modifiche di conducibilità elettrica apportate all’acqua dal trattamento…Tutti questi sono solo degli spunti di riflessione, una prospettiva di possibile per- corso di indagine e di approfondimento… ricordando sempre che: “Entia non sunt multiplicanda sine necessitate” (non si devono moltiplicare le cose se non ne sussiste la necessità).

Dal libro

Questa esperienza è riportata nel libro: Mauro Pedone, La danza dell’acqua e le campane tibetane, Edizioni Hermes, Roma, 2017.