Un esercizio per l’evoluzione spirituale

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Per cercare un’evoluzione consapevole…

 

Il cipresso per l’evoluzione spirituale

Abbiamo l’opportunità di integrare le sonorità delle nostre campane con le pregiate qualità che ci trasmette il cipresso. In aromaterapia l’olio essenziale di cipresso si ricava per distillazione in corrente di vapore acqueo degli aghi e dei rametti. A livello emozionale il suo profumo è il simbolo della spiritualità, del silenzio e del raccoglimento, trasmette la concentrazione per raggiungere l’obiettivo. In astrologia le caratteristiche appena elencate sono quelle che corrispondono al segno zodiacale del Capricorno, l’utilizzo dell’essenza di cipresso favorisce la realizzazione di queste qualità.

L’esercizio

Sediamoci a terra, su un supporto o un cuscino, l’esercizio si può praticare da soli o in coppia, in questo caso posizionandosi uno di fronte all’altro. Uniamo le piante dei piedi, o in ogni caso teniamole molto vicine. Posizioniamo sopra i piedi una campana medio/grande, di circa 1,4/2,0 kg. Versiamo al suo interno una o due dita d’acqua calda, e nell’acqua mettiamo tre/quattro gocce di olio essenziale. Se abbiamo una discreta pratica creiamo attrito girando con il batacchio di legno nel perimetro esterno della campana, cercando di ottenere un suono costante. Se qualcuno trovasse difficoltà andrà bene anche imprimere dei delicati colpi direttamente sulla campana.

L’attenzione

E’ basilare porre attenzione al prezioso spazio che si crea tra i momenti pieni di sonorità e il vuoto del silenzio, cercando di ascoltare i messaggi vibrazionali del profumo. Dopo cinque/dieci minuti, prendiamo una campana più piccola, dal peso di circa 700/1000 g, peschiamo un po’ d’acqua dalla prima campana e iniziamo un lavoro simile a quello precedente, suonando, in questo caso disegnando dei percorsi distanti dal corpo, dalla zona dell’addome fino ad arrivare di fronte agli occhi. L’olio essenziale di cipresso è associato per simpatia vibrazionale al settimo chakra. L’obiettivo è entrare in empatia con l’essenza per accordare le nostre istanze più profonde alle sottili dimensioni del cielo.

Con una o due campane

Da un punto di vista acustico, se abbiamo una sola campana andrà bene per entrambe le fasi dell’esercizio. Potendo scegliere, se la nostra prima campana di base fosse con una nota fondamentale in do, la seconda potrebbe essere anch’essa in do, semplicemente di un’ottava più alta. Andrebbe anche bene una seconda campana con una relazione tonale dinamica e scorrevole, diciamo con un intervallo di terza o di quinta. In pratica, se con la prima eravamo sul do, la seconda idealmente dovrebbe essere in mi o in sol.

Gli intervalli

Se vi sembra di non orientarvi in questo discorso riguardante le dinamiche musicali: affidatevi al vostro orecchio! La ricerca delle relazioni tra i differenti intervalli musicali ci apre lo sguardo su orizzonti infiniti. Segnalo soltanto un sapiente contributo da Rudolf Steiner: “La terza ci conduce verso la nostra interiorità… sperimentando le quinte l’angelo in me comincia a diventare un musico”.

L’evoluzione e i desideri

Il lavoro con le campane tibetane ha portato più persone alla realizzazione del desiderio di incontrare i propri cari che hanno lasciato questa dimensione terrena. L’esercizio che abbiamo appena descritto, unito a un precisa intenzione, potrà essere di valido aiuto in questa direzione quale conforto in questi delicati momenti che accomunano tutti noi esseri umani.

Nel libro

Ho estratto questo esercizio dal mio recente libro: La danza dell’acqua e le campane tibetane, Edizioni Hermes, Roma, 2017, pag. 52/53