Roma: La meditazione, le campane tibetane e il carcere

By: edera
By: edera

Roma: La meditazione, le campane tibetane e il carcere

Da circa dieci anni collaboriamo con il Ministero di Giustizia, progettando e realizzando interventi a favore della popolazione carceraria delle carceri romane di Regina Coeli e Rebibbia N.C.

Gli interventi si svolgono in collaborazione con le Aree Rieducative e i Sert di riferimento.
Le tecniche proposte e insegnate mirano a favorire il benessere e la consapevolezza, i principali strumenti operativi sono: lo shiatsu, lo yoga, la musicoterapia, il massaggio sonoro con le campane tibetane e la meditazione.

Il prossimo sabato 26 ottobre siamo stati invitati dal DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA UFFICIO STAMPA E RELAZIONI ESTERNE a partecipare al seminario:
LA MENTE CHE SI LIBERA. Pratiche di consapevolezza nei penitenziari italiani
L’incontro si terrà MUSEO CRIMINOLOGICO DI ROMA – VIA DEL GONFALONE 29 (VIA GIULIA)

In questo contesto porterò l’esperienza delle Campane Tibetane per favorire la meditazione,
Verranno lette le testimonianze dei detenuti che hanno conosciuto questi antichi strumenti della
tradizione.

Sono tratte da alcune pagine del testo: Massaggio sonoro con le campane tibetane, Edizioni Mediterranee, Roma, 2013 pag.185/186

L’illusione, la prigione e la compassione

Albert Einstein afferma: Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo “universo”, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una sorta di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.

Dal suo osservatorio, Zygmunt Bauman, il sociologo della “modernità liquida”, affronta il tema della separazione. così paradossalmente presente nelle nostre città, come conseguenza di una società sempre più multietnica. insieme alla curiosità e all’interesse per l’altro, visto come portatore di valori di una differente cultura, si aggiunge incertezza, ansia e aggressività. La diffusa paura dell’ignoto è alla disperata ricerca di vie d’uscita.

Le attuali “regole” di edificazione metropolitana hanno assecondato queste ansie e queste paure, costruendo delle case e degli interi quartieri nel segno della protezione; ognuno possiede la sua personale fortezza, nella quale si sentirà al sicuro insieme ai propri e pochi cari.

Possono in qualche modo le sonorità delle campane tibetane dare un contributo al senso d’unione? Nell’esperienza, tutte le persone, di differenti culture ed etnie, quando ascoltano i suoni di questi antichi strumenti rituali, specialmente per la prima volta, provano una sensazione di conosciuto, come di un ritorno nella propria “casa”. tecnicamente parlando le campane tibetane non sottostanno alla rigida codificazione del sistema temperato lontano dai suoni della natura.

Lavorando da anni nelle carceri, dove è molto diffusa la convivenza coatta di persone delle più varie etnie, ho avuto modo di constatare questa magia: cadono le barriere della diffidenza e, come potrebbe fare un potente magnete, queste semplici ciotole attraggono inevitabilmente tutti i presenti.

Lo scorso anno fui invitato a partecipare come relatore al IV convegno nazionale
di Musicoterapia democratica a Roma, il 18 maggio 2012. il mio intervento riguardò:
L’esperienza del Massaggio Sonoro con le Campane Tibetane nelle carceri romane.
nell’ottica di superare la barriera invisibile che è presente tra il carcere e la città, chiesi direttamente ai detenuti che in quel periodo stavano partecipando ai corsi, in particolare nel carcere romano di Rebibbia n.c. se volevano portare la loro voce nel convegno, aderirono alla proposta con entusiasmo:

A.) Ho conosciuto Mauro credo nel 2009 a Regina Coeli e ho avuto il piacere di rincontrarlo di nuovo qui. Quella unica ora e mezza o due che passiamo insieme ogni lunedì non è tanto un momento di evasione, ma un’occasione per guardarsi dentro, per riflettere e confrontarsi… il suono delle campane tibetane è qualcosa di difficilmente descrivibile, è un’esperienza da fare. A me personalmente regala una pace e un senso di rilassamento unico. Il loro suono, le loro vibrazioni è come se mi mettessero in comunicazione con l’universo, come se venissero dall’Universo stesso, dall’inizio di tutto e dall’eternità. Costituiscono il suono della vita, il richiamo della vita, la forza vitale, la serenità assoluta. Regolarizzano il mio respiro e liberano
la mia mente.

U.) Per la prima volta, frequentando il corso di shiatsu, ho provato una nuova esperienza, quella della campana tibetana. Dopo essermi sdraiato su un tavolo, in posizione orizzontale, mi è stata poggiata sulla pancia una campana capovolta; ho avvertito una forte vibrazione in tutto il corpo e leggerezza agli arti inferiori, mi si è svuotata la mente, allontanando i pensieri spiacevoli sulla la mia situazione attuale: l’ergastolo, la famiglia, il mio futuro incerto. Poi ho provato una sensazione di forte benessere. Voglio precisare che per natura sono molto scettico, ma con  piacere ho potuto  constatare che bisogna prima provare e poi trarre conclusioni. Vorrei consigliare al mio professore di riproporla in altre lezioni.

A.) Un’altra disciplina, secondo me la più grandiosa, che il professore ci ha fatto conoscere è stata quella della campana tibetana.
È una pratica usata in Oriente dai monaci buddhisti, che serve a rigenerare il corpo e l’anima. Nel vedere l’attrezzatura che si usa nel praticarla, non si direbbe proprio. Si tratta di una ciotola e di un legno che, sfregandolo ai bordi della ciotola, produce un suono vibrante. In questa pratica, io personalmente ho riscontrato una sensazione stupenda. Bisogna innanzi tutto stendersi e rilassarsi. Poi si comincia, facendola passare per tutto il corpo, con il suono continuo, che io assimilo molto a un suono celestiale. Nel sentirlo, il mio corpo si stende e si lascia attraversare da quelle vibrazioni, che, immediatamente, mi rigenerano il fisico in maniera
quasi surreale, fino ad arrivare alla mente, provocando un piacere nuovo, mai provato
prima. È come se si rinascesse all’improvviso e tutto il peso della vita scivolasse nel vuoto.