Rilassamento e campane tibetane nella scuola primaria

scuola | lavocedelcarro.itÈ importante che la persona che invita la campana al suono, rassereni prima di tutto se stessa. Se il suo corpo, la sua parola e la sua mente sono sereni ed in armonia…

Thich Nhat Hanh

 

Queste semplici parole mi hanno colpito tantissimo, al pari delle connessioni fra vibrazioni e fisica quantistica, sono parole che, a mio avviso, possono benissimo essere applicate, anzi dovrebbero essere il mantra quotidiano di chi si appresta, quotidianamente, al lavoro di educatore/insegnante. Operando nella scuola primaria da diversi anni, non posso non osservare quanto il livello di stress di insegnanti e genitori sia sempre in crescita e di quanto i bambini ne vengano investiti, loro malgrado.

Una fetta non indifferente di tale ansia (oltre ad essere ereditata dagli adulti) è già insita negli alunni che, fra sport e vari appuntamenti settimanali, sono sempre meno lasciati liberi di giocare, di annoiarsi, di inventare, di essere, insomma, bambini. A tal proposito, ho sempre ritenuto fondamentale cercare di creare un ambiente-classe sereno, dove l’ascolto ed il rispetto di ognuno siano la componente fondamentale, il substrato che alimenta, sostiene e si prende cura delle necessità individuali.

Già dalla prima classe elementare, ho iniziato a far ascoltare ai bambini, prima delle lezioni, quella che oramai noi chiamiamo la musica rilassante: si tratta di suoni presi in prestito dalla natura. La tecnologia e la lavagna multimediale in classe mi hanno fornito lo strumento per affiancare le sonorità ad immagini di boschi, di ruscelli, di ambienti apparentemente incontaminati. Successivamente ho invitato in classe con cadenza mensile un operatore esterno per guidare i bambini nella meditazione.

Abbiamo, così, insieme iniziato a proporre semplici attività di rilassamento guidato con la voce e/o con la musica, invitando talvolta gli alunni ad esprimere con i colori o con le forme a ciascuno più congeniali, le sensazioni ricevute. Come si può intuire, non sono attività assolutamente semplici né per gli adulti, né tantomeno per i bambini: è veramente difficoltoso, soprattutto all’inizio, cercare di rilassarsi.

Ho subito notato che proprio gli alunni più agitati manifestavano delle difficoltà enormi, non solo nello stare fermi, ma anche semplicemente nel chiudere gli occhi per pochi istanti. Ciò che mi ha da subito piacevolmente sorpreso è stato il fatto che i bambini mi hanno sempre chiesto di poter continuare con queste attività di rilassamento. Evidentemente ne sentivano l’esigenza e, da quanto ho osservato, i risultati non si sono fatti attendere.

Nel tempo, infatti, il gruppo degli alunni ha diminuito notevolmente le proprie tensioni, le manifestazioni di contrasto e di aggressività si sono ridotte, a vantaggio di un clima che tuttora definirei piacevolmente sereno. Non solo, ma alcuni alunni mi hanno riferito di aver consigliato ai loro genitori, in particolari momenti di stress, di ascoltare la musica rilassante e di respirare profondamente. Grazie al corso di Mauro Pedone sul massaggio sonoro ho ritenuto opportuno sperimentare le campane tibetane nella mia classe (una terza elementare).

Una mattina ho semplicemente portato la mia campana in aula, all’inizio della lezione, senza dire assolutamente niente, per non interferire con le parole sugli atteggiamenti, sulle emozioni dei miei alunni. Ho invitato i bambini ad ascoltare il suono e poi, in cerchio, sono passata vicino ad ognuno con la campana. Ho successivamente registrato le loro libere espressioni che qui, in parte, riporto:

Elena: Mi ha fatto rilassare!

Cristian: Sono rimasto affascinato.

Sara: È come se ci fossero tanti suoni tutti insieme.

Jacopo: Quando la campana si è alzata ed abbassata ho sentito le ‘vibrazioni’ nel corpo.

Carolina: È un suono che si prolunga.

Giulio: Mi sono sentito rilassato e vibrato.

Davide: Mi sembra una magia che dallo sfregamento venga fuori il suono.

Deizi: Impressionante questo suono. È come un rilassamento, come se fossi in una scatola nera e buia, io dentro, persa nella mia mente.

Ilaria: Sentivo un suono più alto o più basso se la campana si alzava o abbassava.

Sempre nella stessa giornata ho poi mostrato la danza dell’acqua, riempiendo la campana con dell’acqua ed iniziando a sfregare il batacchio. Ho riunito i bambini in piccoli gruppi, rendendoli partecipi dell’esperienza. La danza dell’acqua ha attratto l’attenzione di tutti come dimostrano le loro osservazioni:

Simone: È come se ci fosse una corrente dentro.

Giulio: Sembra un vulcano d’acqua.

Elena : Sembra che delle nuvole escano dall’acqua.

Francesco: Vedo dei pesciolini che saltano.

Sara: Sento una specie di profumo.

Martina: Sembra una fontana di fuoco.

Cristian: Si vedono le vibrazioni nell’acqua.

Dopo questa prima giornata di incontro con le campane, gli alunni mi hanno chiesto di poter ascoltarne il suono ed io inizio quasi sempre le mie lezioni mattutine facendo risuonare nell’aula questo strumento magnifico. In ogni momento in cui entra in atto la vibrazione ed il suono con la campana, si crea un clima di serenità e di armonia, prevale un silenzio che definirei magico: un vuoto/pieno, un insieme di relazioni energetiche che fluiscono liberamente. Sto anche iniziando ad effettuare brevi massaggi con le campane a ogni bambino. Utilizzo la pulizia dei chakra, ponendo la mia mano a supporto della loro e della campana.

Ad alcuni ho provato a posizionare la campana sulla pancia per pochi minuti, creando degli spazi appositi nella classe. È un’esperienza piacevole, uno scambio speciale: i bambini mostrano una rilassatezza totale e tutti, con un atteggiamento di stupore e di predisposizione positiva, chiedono di poter ricevere il massaggio. Ciò che ho notato è che anche gli alunni più agitati e instabili riescono, grazie alla vibrazione e al suono della campana, a rilassarsi in maniera immediata, cosa che non succedeva utilizzando semplicemente la musica o la meditazione guidata.

Ho iniziato ad interessarmi al suono come elemento in grado di armonizzare la natura dell’uomo ed in particolare quella del bambino. Studi condotti da Alfred Tomatis rilevano che il suono favorisce le attività cerebrali complesse come lo studio, la pratica della matematica, migliora la percezione spazio-temporale, consente di esprimersi più chiaramente ed induce un senso di calma. Il dottor Tomatis era un ricercatore che ha lavorato sulle frequenze, risonanze e vibrazioni, ovvero, un medico che oggi, al posto di prodotti farmaceutici, prescriverebbe frequenze.

Alfred Tomatis era un medico chirurgo francese, otorinolaringoiatra, psicologo, il quale ha sviluppato un metodo per la cura di diverse patologie attraverso tecniche non invasive di ascolto. Il dottor Tomatis, per tanti che soffrivano di autismo, depressione, stanchezza cronica, dislessia, disturbi del sistema immunitario, è stato in un certo senso un salvatore. Un aspetto fondamentale della ricerca del dott. Tomatis, sta in una scoperta fondamentale: la funzione primaria dell’orecchio non è da riferirsi alla comunicazione, bensì serve a stimolare la neocorteccia del cervello attraverso gli impulsi elettrici del suono.

Tomatis ha spiegato che l’orecchio è il primo organo sensoriale totalmente funzionante in un feto e, ancora più sorprendente: noi percepiamo i suoni in realtà, non solo attraverso le nostre orecchie per conduzione dell’aria, ma anche per conduzione ossea e, persino la pelle è un conduttore del suono.

Insomma, si ascolta con tutto il corpo.

Quindi in relazione all’esperienza mia personale con la campana tibetana e agli studi sull’importanza del suono e delle vibrazioni, ritengo che nella scuola favorire il rilassamento sia di gruppo, sia individuale, produca effetti positivi sulla capacità di attenzione e di concentrazione e che, inoltre aiuti l’individuo, fin da piccolo, ad imparare ad ascoltarsi e a prendersi cura di sé. I benefici psicologici e cognitivi del rilassamento e delle vibrazioni con le campane tibetane ne fanno pertanto uno strumento, a mio avviso, fondamentale per una educazione che possa definirsi completa.

Da La dinamica dello yoga di Swami Parhamansa Yogananda

Le note musicali possono essere solidificate. Ogni suono può assumere una forma, proprio come una pietra , una sedia, una foglia.

Il suono può essere trasformato in energia e questa energia può essere trasformata in suono. Perciò sappiamo che tutte le cose che esistono in questo mondo, la loro sostanza ultima e i loro nuclei, sono un’unica cosa; solo le forme sono diverse. Tutte le cose, tutti gli oggetti anche se differenti nella forma hanno una sostanza interiore comune. I nada yogi dicono che tutte le nostre costituenti che hanno assunto una forma grossolana sono basate sulle vibrazioni di principi sonori. Questo costituisce la loro metafisica e la loro filosofia. Nella scienza dello yoga si dice che in un punto dentro di noi vi è un suono. Esso si esprime come la voce interiore, la voce del paradiso, i sussurri dello sconosciuto e in linguaggio comune come la voce dell’anima….