L’uomo tra la terra e il cielo

By: marcello

L’uomo è tra la terra e il cielo

Le vibrazioni e le sonorità delle campane tibetane generano intense forme di concentrazione, favoriscono e sostengono la meditazione.

Le varie dinamiche sonore che si producono cercano di collegare le istanze terrene alle dinamiche celesti. Tradizionalmente le campane sono forgiate con una lega di sette metalli, la particolarità della loro composizione mira alla risonanza con le vibrazioni planetarie.

L’uomo tra la terra e il cielo è un breve articolo, che si inserisce tra le precedenti pubblicazioni e le prossime esperienze.

In questo caso è tratto dal nostro testo di riferimento, dalle pagg.17-18, altre volte sono stati riportati gli studi e le testimonianze dei nostri collaboratori, studenti e ricercatori nel vissuto di collegamento e ri-unione.

L’idea è quella di voler essere un semplice stimolo, un contributo nella ricerca della condivisione.

L’uomo tra la terra e il cielo

Secondo gli antichi testi della Medicina Tradizionale Cinese, per l’uomo non è possibile ammalarsi se è armoniosamente integrato e se costituisce un legame nella circolazione di energia fra la terra e il cielo.

Nell’ikebana, l’arte giapponese di disporre i fiori recisi, viene descritta una simbologia simile a quella cinese: l’uomo, tramite la sua composizione floreale, riesce ad armonizzare la verità spirituale con la realtà della materia.

Lo stesso concetto viene anche ripreso nella forma di meditazione buddhista, dove la pratica zen dell’ikebana veniva utilizzata per pacificare e purificare la mente durante gli esercizi marziali dei samurai.

Ogni persona ha le sue radici, i piedi, saldamente poggiati a terra, mentre il suo punto più elevato, la testa, protende verso il cielo. In quale punto è situato il centro, l’uomo?

Da un punto di vista anatomico e funzionale, possiamo individuarlo nel diaframma, il muscolo motore della funzione respiratoria. Il diaframma è un muscolo asimmetrico, dalla forma di una doppia cupola che separa il torace e i polmoni, principali organi delle vie aeree, dalle viscere addominali.

Simbolicamente la cupola è la forma che si protende verso il cielo lo spirito e lo collega alla terra la materia. Lo scopo di questo studio è dimostrare che nell’uomo, per essere ben allineato all’interno delle dinamiche tra la terra e il cielo, è di fondamentale importanza avere una buona postura, che a sua volta sarà il frutto di un diaframma elastico che consenta una respirazione libera.

Gli studiosi del comportamento degli animali ci raccontano che, quando un piccolo volatile cade inavvertitamente dal nido, può mettere in pratica una delle due fondamentali vie strategiche per sopravvivere. La prima consiste nello sbattere freneticamente le ali, gonfiandosi per cercare di sembrare più grande e di spaventare gli ipotetici predatori. L’altra, la strategia complementare, è quella dell’immobilità: fingendosi morto cerca di non essere visibile.

Con tutte le gradazioni del caso, noi uomini istintivamente facciamo qualcosa di molto simile: di fronte alla paura possiamo aggredire oppure bloccarci. Questi meccanismi spesso sono inconsapevoli e hanno origine in tenera età.

Abbiamo un chiaro esempio di tutti gli stadi che vanno da un estremo all’altro nella finzione cinematografica, con Villaggio/Fantozzi che vuole cantarne quattro al suo capoufficio, il bravissimo Gianni Agus.

Qui viene infatti perfettamente espresso il contrasto fra quello che vorremmo e le nostre paure, fra il progetto di un comportamento eroico e quello che più umanamente riusciamo a realizzare.

Le nostre risposte allo stress, con le dinamiche dell’inibizione all’azione, a volte boicottano i nostri più mirabolanti desideri…