L’uomo e le campane

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By: Francesca

L’uomo e le campane sono in relazione dalla notte dei tempi.

La memoria

Nei monasteri tibetani la musica è considerata sacra in quanto strumento di unione e ricerca di contatto consapevole tra le dinamiche terrestri e le sfere celesti. Il suono delle campane, nelle sue diverse modalità, ha un ruolo molto importante nella nostra vita e ci accompagna da sempre, fin dalla prima infanzia. Se chiudiamo un attimo gli occhi, possiamo cercare nella nostra memoria provando a far affiorare qualche ricordo: il suono della campanella a scuola, lo scampanellio durante la messa, i campanacci di qualche mucca al pascolo o il campanello della bicicletta e, portando lo sguardo al cielo, sicuramente riusciremo a rintracciare anche il ricordo di un campanile. Il neurologo Oliver Sacks, nel suo libro Musicofilia, illustra approfonditamente le relazioni tra musica, cervello e memoria:

Alla base di tutto questo c’è la straordinaria tenacia della memoria musicale, così che gran parte di quello che viene udito nei primi anni di vita può rimanere inciso nel cervello per il resto dell’esistenza.

L’uomo e le campane

Un tempo, quando i rumori della modernità non avevano ancora invaso la vita quotidiana e le giornate delle persone erano scandite da pochi, semplici e riconoscibili stimoli sonori, le campane rappresentavano il più importante punto di riferimento acustico. Anche se, con il passare degli anni, il suono delle campane ha perso in parte la sua funzione essenziale nella vita di una comunità, tuttavia resta ancora forte il suo ruolo culturale: la tradizione campanaria resiste in molti paesi di origine medievale, con squadre di campanari che si sfidano in concerto, attraverso l’attribuzione di ruoli specifici e l’applicazione di antiche conoscenze tecniche tramandate oralmente. Vengono inoltre spesso organizzati concerti di campane per la ricerca della pace, come è accaduto nell’estate del 2008, quando a Rovereto si è tenuto un concerto simbolico in occasione del novantesimo anniversario della fine della Grande Guerra.

La pace

Per la legge degli opposti, proprio la campana di Rovereto è stata realizzata dalla trasformazione del bronzo dei cannoni della Prima Guerra Mondiale, donati al Trentino da tutte le nazioni partecipanti all’evento bellico. E ancora oggi, ogni sera, lancia a tutto il mondo cento profondi rintocchi per ricordare i caduti di tutte le guerre e invitare alla pace. Lo studioso canadese R. Murray Schafer, nel suo singolare libro Il paesaggio sonoro, propone una vastissima ricerca nel mondo dei suoni, osservando gli eventi acustici generati dagli elementi naturali del pianeta e analizzando ogni aspetto delle forme sonore prodotte dal mondo vegetale e animale. Naturalmente osserva anche il genere umano in tutte le sue manifestazioni, dai primi riti degli aborigeni fino alle più sofisticate composizioni contemporanee, considerando l’importanza che ogni tradizione attribuisce al mito, che funge sempre da unione tra l’uomo e le sfere celesti.

Meditazione

Le campane invitano al movimento, segnalando il momento di dirigersi verso un luogo di riunione o invitando ad allontanarsi da una situazione di pericolo. All’interno della cultura occidentale, soprattutto nella tradizione cattolica, le campane segnano e ricordano il legame tra l’uomo e Dio, scandendo il tempo e ricordando i momenti di aggregazione per i riti e le cerimonie. Nella tradizione orientale, le campane rivestono un’altra funzione (come nel caso di quelle tibetane): vengono utilizzate per la ricerca di stati di concentrazione e meditazione e sollecitano la consapevolezza del movimento sottile interno. Sappiamo, infatti, che non esiste l’immobilità, che tutto vibra e tutto è in movimento, e sappiamo che non esiste il silenzio. È possibile quindi in questo senso percorrere sia la strada dall’udibile verso il silenzio, che quella dal movimento all’immobilità, passando attraverso tutte le gradazioni intermedie.

Ho estratto questo articolo dal nostro libro Massaggio sonoro con le campane tibetane pensando a un contributo per la pace.

Centro Studi La Voce del Carro