L’illusione, la prigione la compassione

By: WalkingGeek

Illusione, prigione e compassione sono parole intense, archetipi a-temporali

La ricerca

Nel nostro libro di riferimento abbiamo cercato di indagare, approfondire questi concetti. Ci siamo avvalsi del pensiero di eminenti ricercatori.

Albert Einstein afferma:

Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo “universo”, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una sorta di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.

Dal suo osservatorio, Zygmunt Bauman, il sociologo della modernità liquida, affronta il tema della separazione. Così paradossalmente presente nelle nostre città, come conseguenza di una società sempre più multietnica. Insieme alla curiosità e all’interesse per l’altro, visto come portatore di valori di una differente cultura, si aggiunge incertezza, ansia e aggressività. La diffusa paura dell’ignoto è alla disperata ricerca di vie d’uscita. Le attuali regole di edificazione metropolitana hanno assecondato queste ansie e queste paure, costruendo delle case e degli interi quartieri nel segno della protezione; ognuno possiede la sua personale fortezza, nella quale si sentirà al sicuro insieme ai propri e pochi cari.

Possono in qualche modo le sonorità delle campane tibetane dare un contributo al senso d’unione?

Le esperienze

Nell’esperienza, tutte le persone, di differenti culture ed etnie, quando ascoltano i suoni di questi antichi strumenti rituali, specialmente per la prima volta, provano una sensazione di conosciuto, come di un ritorno nella propria casa. Tecnicamente parlando le campane tibetane non sottostanno alla rigida codificazione del sistema temperato lontano dai suoni della natura.

E torniamo da dove eravamo partiti, da Albert Einstein che ci ricorda:

La distinzione fra passato, presente e futuro è solo un’illusione, anche se ostinata.