Le campane tibetane e la ricerca del suono

La Voce del Carro Fabio

Mi sono avvicinato alle campane Tibetane, grazie alle pratiche yoga.
L’insegnate era solita, alla fine dei rilassamenti canti o meditazioni, suonare due campane di quelle piccole, con il batacchio nel modo percussivo.

Già da subito il suono di queste mi è risultato piacevole, dandomi delle sensazioni di tranquillità, e sembrandomi molto adatto alla situazione.

In particolare una volta ho percepito una sensazione/forza a livello fisico, mi sono sentito invaso come da due bolle distinte che venivano ognuna da una campana diversa, una da sinistra l’altra da destra, sentendomi come avvolto da qualcosa, con grande stupore ma tanta tranquillità.

Da quel momento molto spontaneamente mi sono ritrovato a ricercare quel suono, comprando Cd, e provando campane nelle varie bancarelle che si trovano in giro e in varie altre occasioni.

L’esperienza del seminario di massaggio sonoro, mi ha stimolato nel ricercare e capire la mia attrazione per il suono in generale, riportandomi alla mente ricordi del passato, a cui non avevo più pensato.

Mi è tornato il ricordo di quando da piccolo andavo a casa dei miei nonni, loro possedevano un giradischi di quelli vecchi, ed erano soliti mettere della musica dei loro tempi, in particolare mio nonno metteva su canzoni partigiane e cori alpini.

Trovavo già quei suoni, al di là delle parole e dei significati, molto piacevoli.
Ma il vero momento appagante per me era quando rimanevo solo nella stanza e potevo mettere le mani sul disco, rallentando o velocizzando modificando il suono, a volte girando anche al contrario.

Quello che succedeva per me era fantastico, rallentare e aumentare, un po’ come girare il batacchio intorno alla campana, come se cercassi dei suoni o delle frequenze in particolare che mi colpivano o stimolavano di più.

Io che non ho tanta memoria della mia infanzia, ho riportato alla mente quei particolari molto chiari, e ricordo bene la tranquillità di quei momenti, e di come il tempo per me si fermasse in quegli istanti, e a volte anche il giradischi, che per la gioia dei miei nonni è andato più volte in riparazione.

E’ chiaro che il suono è con noi da sempre.

Gli studiosi affermano che il feto percepisce suoni esterni dal corpo della madre fin dal quinto mese di gestazione, e da lì in avanti l’informazione sonora che arriva costituisce una parte importantissima della sua memoria.

La musica influisce sugli stati d’animo delle persone, riportando alla memoria ricordi di situazioni vissute più o meno piacevoli.
Da sempre i vari generi di musica sono associati a periodi storici, situazioni, tradizioni, culture e incontro tra culture.
Spesso sono legati ad uno stile di vita, o modi di vestirsi.
Ma riesce anche a rilassarti e metterti a tuo agio, in certe situazioni, o accompagnarti in quello che fai durante il giorno.
Anche le parole su una musica possono portare ad una sensazione diversa, di quello che farebbe lo stesso brano ascoltato strumentale.
Scoprire che il nostro corpo è suono mi fa pensare molto.

Il nostro organismo e composto da cellule in costante movimento che generano frequenze sonore.
Le vibrazioni sonore che produciamo e quelle che subiamo possono provocare effetti molteplici per il nostro organismo.
Nel corpo umano esistono ricettori di queste vibrazioni che le trasmettano agli organi e alle viscere corrispondenti.
Produciamo onde udibili e non, vibrazioni che emaniamo all’esterno, e riceviamo quelle che ci circondano.
Ascoltiamo attraverso l’udito ma lo facciamo anche con le ossa, con i muscoli, il sangue, la pelle, e tutta la materia di cui siamo fatti.
Ogni parte del corpo, in base a ciò che la costituisce vibra ad una determinata frequenza.
Siamo materia che vibra ed una parte o tutto il corpo può entrare in risonanza quando riceve vibrazioni uguale alle sua.
Ecco perchè non è solo l’udito ad essere coinvolto dal suono, anche perchè percepisce suoni all’interno di una determinata gamma di frequenza, al di sotto o al di sopra, delle quali non ascolta.
Mentre tutto il corpo può ascoltare all’interno e oltre questi limiti, perché nel nostro organismo esistono ricettori di suoni avulsi da quello che normalmente si considera sistema uditivo.
Questi ricettori alternativi sono il corpo.

Il corpo, agglomerato di energia e la musica, energia più sottile, possono entrare in relazione.
Un organo non è solo un ammasso di cellule con la sua funzione, ma anche una struttura energetica.
Le vibrazioni sonore alterano le relazioni molecolari ed è per questo che la musica può essere usata con obbiettivi terapeutici: il suono fa affluire il sangue la dove colpisce, dove fa vibrare, intervenendo su questo organo come su una qualsiasi altra parte del corpo.
Un organo malato equivale ad un suono interno alterato, la nota e il ritmo giusto possono agire su quella alterazione e, per risonanza, indurre il suddetto organo a riprendere la sua normale frequenza vibratoria.

Da musicista non professionista sono sempre stato più attento al suono e quello che poteva suscitare a livello emozionale, che alla tecnica o alla forma canzone standard.

Forse perché alla ricerca della mia frequenza vibratoria personale.
Fin da subito ho avvertito l’influenza che poteva dare un suono piuttosto che un altro e di come la musica potesse dare esperienze diverse, suggestione calma agitazione e a volte anche rabbia, ma anche di come suonando si potesse entrare in uno stato di calma attiva.

Oggi direi attimi di meditazione attiva. Tuttora sperimento e ricerco suoni.

Quello che ho trovato nelle campane è un esperienza ricca di armonici, armonie bellissime e avvolgenti che arrivano in profondità, oltre che una sensazione a livello vibratoria fisica molto forte, con tanta energizzazione con una migliore qualità del sonno e armonia nella vita di tutti i giorni.

Anche un nuovo modo di suonare, non più per le persone, ma sulle persone.
L’esperienza dei trattamenti è stata molto utile, osservare il comportamento, ed il suono di ogni singola campana su ogni singola persona, scoprendo di come questo cambia a seconda dell’individuo, zona del corpo e sicuramente dello stato emotivo.

Come se la campana si scambiasse il suono con la persona e interagisse con essa.

Durante il trattamento (I Piedi del Buddha) su un amico, succedeva che muovendosi faceva si che la campana smettesse di dare quel suono ricco e melodioso che ha, come se venisse stoppata, senza toccarla.

In pratica la persona seduta, con i piedi quasi uniti e con sopra la campana, passava da una posizione del busto diritta, ad un piegamento in avanti avvicinandosi con la testa ai piedi; così facendo il suono, dato dallo sfregamento del batacchio lungo la circonferenza della campana, andava verso una fine, come se fermato delicatamente da una mano.

Abbiamo provato più volte, stupiti di quello che stava succedendo.
I riscontri sono stati molti, tutti in particolare, hanno sentito con piacere, un grande stato di rilassamento.

Il rilassamento è una fase imprescindibile del lavoro su se stessi. Con queste tecniche si tenta di portare l’individuo verso uno stato di calma attiva, per allontanarlo mentalmente dai suoi conflitti.
Il sistema bioenergetico della persona varia a seconda dello stato di coscienza.
Nel rilassamento l’energia dell’ individuo circola più equilibratamente, diminuiscono il ritmo cardiaco, la frequenza respiratoria e la pressione del sangue.
Inoltre, predominano le onde cerebrali più lente, la persona si identifica meno emotivamente con i suoi problemi e l’energia fluisce più armoniosamente, “limando”questi blocchi e predisponendo meglio l’individuo alla risoluzione dei suoi conflitti.
Maggiore è la tensione mentale, minore è l’immunità.
Se aiutiamo a diminuire il livello di stress, potenziamo il sistema immunitario.
Inoltre, il rilassamento induce l’integrazione funzionale di entrambi gli emisferi cerebrali, predisponendo verso un più ampio, completo e profondo stato di coscienza.

Le campane tibetane sono strumenti multi-fonici poiché possono produrre più suoni contemporaneamente, hanno la doppia caratteristica di emettere suoni udibili con i loro armonici e onde di ultrasuoni che attivano tutta la gamma delle percezioni anche “sottili” dell’essere umano: a livello biologico, sul corpo emotivo, sullo stato mentale e sulla dimensione spirituale.

Per questo i campi d’applicazione, sono i più vari: Massaggio vibrazionale, Suonoterapia, Meditazione Mantrica, Yoga, Pratica di Rilassamento, Training Autogeno, Sofrologia, Pratiche devozionali, Musicoterapia, Psicoterapia, ecc.
È stato molto interessante quello che ho trovato qui di seguito sullo studio delle onde cerebrali.

Ordinari, o straordinari che siano, tutti gli stadi della nostra coscienza sono dovuti all’incessante attivita’ elettrochimica del cervello, che si manifesta attraverso onde elettromagnetiche: le onde cerebrali, appunto. La frequenza di tali onde, calcolata in ‘cicli al secondo, o Hertz (Hz), varia a seconda del tipo di attivita’ in cui il cervello e’ impegnato e puo’ essere misurata con apparecchi elettronici. Gli scienziati suddividono comunemente le onde in , che corrispondono a quattro fasce di frequenza e che riflettono le diverse attivita’ del cervello.

Onde beta: Hanno una frequenza che varia da 13 a 30 Hz e sono associate alle normali attivita’ di veglia, quando siamo concentrati sugli stimoli esterni.
Nei momenti di stress o di ansia le beta ci danno la possibilita’ di tenere sotto controllo la situazione e dare veloce soluzione ai problemi.

Onde theta: La loro frequenza e’ tra i 3 ed i 7 Hz e sono proprie della mente impegnata in attivita’ di immaginazione, visualizzazione, ispirazione creativa.
Nelle attivita’ di veglia le onde theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e di una capacità immaginativa radicata nel profondo. Genericamente vengono associate alla creativita’ e alle attitudini artistiche.

Onde alfa: Hanno una frequenza che varia da 7 a 13 Hz e sono associate a uno stato di coscienza vigile, ma rilassata.
Le onde alfa dominano nei momenti introspettivi, o in quelli in cui più acuta è la concentrazione per raggiungere un obiettivo preciso. Sono tipiche, per esempio, dell’attività cerebrale di chi è impegnato in una seduta di meditazione, yoga, taiji.

Onde delta: Hanno una frequenza tra 0,1 e 3 Hz e sono associate al piu’ profondo rilassamento psicofisico. Le onde cerebrali a minore frequenza sono quelle proprie della mente inconscia, del sonno senza sogni, dell’abbandono totale. In questo senso vengono prodotte durante i processi inconsci di autogenerazione e di autoguarigione.

Grazie al fenomeno della risonanza, derivante dagli studi di Christiian Huygens del 1665 la scienza è giunta alla conclusione che la risonanza può essere utilizzata anche nel caso delle onde cerebrali.

Studi che si sono serviti dell’elettroencefalogramma hanno mostrato un’ evidente correlazione tra lo stimolo che proviene dall’esterno e le onde cerebrali del soggetto in esame. Inizialmente, le ricerche in questo campo utilizzavano soprattutto la luce; poi, si e’ passati ai suoni ed alle stimolazioni elettromagnetiche. Si e’ osservato che il cervello, se sottoposto a impulsi (visivi, sonori o elettrici) di una certa frequenza, tende naturalmente a sintonizzarsi. Il fenomeno e’ detto ‘risposta in frequenza’. Per esempio, se l’attivita’ cerebrale di un soggetto e’ nella banda delle onde beta (quindi, nello stato di veglia) e il soggetto viene sottoposto per un certo periodo a uno stimolo di 10 Hz (onde alfa), il suo cervello tende a modificare la sua attivita’ in direzione dello stimolo ricevuto.

Il soggetto passa dunque ad uno stato di rilassamento proprio delle onde alfa.

Il cervello umano e’ suddiviso in due emisferi:
Destro e sinistro.
Ogni emisfero ha competenze proprie: l’occhio sinistro, l’orecchio sinistro e tutta la parte sinistra del corpo sono connesse all’emisfero destro; l’occhio destro, l’orecchio destro e tutta la parte destra del corpo sono connesse all’emisfero sinistro.
I due emisferi, poi, funzionano in modo diverso; elaborano, cioe’, tutti i processi informativi, secondo modalita’ distinte. Per come si e’ finora strutturata, la nostra società da’ una maggiore rilevanza alle modalita’ di pensiero razionale dell’emisfero sinistro, tanto che fino a poco tempo fa i neurologi definivano l’emisfero destro origine della fantasia. Ma, una visione piu’ bilanciata delle due componenti, un maggiore equilibrio tra le funzioni, una armonia tra razionalita’ e fantasia e’ ciò che, oggi, forse, l’umanita’ necessita con piu’ urgenza.
Uno strumento semplice ed efficace per riequilibrare il potere dei due emisferi cerebrali e’ il suono. Come abbiamo visto, ogni attivita’ cerebrale emette onde particolari, che possono entrare in risonanza con le onde sonore esterne. In questo modo il cervello viene ‘veicolato’ attraverso il suono, stimolato a sintonizzarsi su una frequenza (e quindi sull’attivita’ cerebrale che le corrisponde), portato a funzionare come un insieme.

Oggi in studio con la tecnologia si possono riprodurre le onde alfa grazie al sistema dei toni binaurali (o battiti binaurali dall’inglese binaural beats) ossia dei battimenti che vengono percepiti dal cervello quando due suoni con frequenza inferiore ai 1500 Hz e con differenza inferiore ai 30 Hz vengono ascoltati separatamente attraverso le cuffie.

È importante precisare che tali battimenti non sono conseguenza, come
normalmente accade, di una sovrapposizione fisica delle onde sonore (cosa impossibile utilizzando degli auricolari), ma vengono generati direttamente nel cervello. Il fenomeno è stato identificato nel 1839 da Heinrich.

Le vibrazioni delle campane tibetane corrispondono alle onde alfa e richiamano la frequenza armoniosa originale e stimolano il corpo che, entrato in sintonia con la frequenza delle campane, ritrova automaticamente la proprie frequenza armoniose originaria.
Guidato da quelle vibrazioni, il corpo si unisce alle onde vibratorie primordiali.

Di seguito le prove che ho fatto per la registrazione del suono delle campane in studio.

La prima traccia è di 4 campane, una grande una media e due piccole.
La seconda sono sempre 4 campane, e ho aggiunto in seguito la registrazione del suono dell’acqua, all’interno della campana che vibra.
Nella terza traccia ho provato ad inserirle nella musica.
Devo dire che il suono di qualsiasi strumento registrato non rende mai come sentirlo dal vivo, le campane Tibetane ancora di più.
Provandole in aperta campagna in uno spazio aperto, mi sono accorto di quanto il suono sia differente rispetto ad un ambiente chiuso.
Ho avuto la sensazione di un suono molto più ricco di un vibrazione che non ha più confini cerca libertà e risuona con la natura e va verso il cielo.

Ringrazio:

lo yoga che mi ha aperto alla conoscenza della musica e del suono sotto altri aspetti e indirizzato verso le campane tibetane, strumenti antichissimi dai suoni primordiali, e alla ricerca della mia vibrazione personale.

Mauro e tutti i partecipanti al corso di massaggio sonoro, con i quali ho condiviso questo percorso, e le cui esperienze mi sono state di aiuto e di spunto per la mia ricerca.

Le parti scritte in grassetto-corsivo vengono da una lettura di un libro di Mario Corradini “Iniziazione alla musicoterapia”

Le parti scritte in grassetto provengono da ricerche fatte su internet.