Il suono della campana come veicolo di ricongiungimento e liberazione

Lavocedelcarro Massimo

Il suono della campana e la liberazione

Da molti anni lavoro nel campo delle discipline energetiche e della guarigione, ma ancor prima di diventare coinvolto in questo settore ho passato gran parte della mia vita ad ascoltare e produrre musica. Ho sempre avuto un attaccamento alla musica fin da bambino quando cantavo come solista nel coro della scuola elementare e poi nel coro della mia città come voce bianca. Successivamente all’età di dodici anni ho iniziato la musica “seria” con lo studio del clarinetto che in età adolescenziale ho abbandonato a favore della batteria e delle percussioni. Non so spiegare il percorso che mi ha portato a sviluppare l’amore per questa meravigliosa arte, so solo che guardandomi indietro non posso che ammettere di dover molto alla musica, riconosco che fare musica, vivere di musica mi abbia trasformato e forse anche salvato la vita.

Ricordo e rimpiango anche il rapimento che provavo, questa profonda connessione con l’evento sonoro a cui partecipavo, l’annientamento del confine fisico che a volte percepivo, quello stato di percezione alterata che tanto amavo, che non sempre trovavo ma che tanto cercavo. La musica ha da sempre rappresentato per me la mia forma di guarigione, di profonda connessione ed elevazione. Dico che rimpiango quel periodo perché l’impeto di giovane uomo catapultato nella sua ricerca, spesso inconsapevole, azzardata ed emotiva, ha lasciato il posto ad un uomo più maturo, più selettivo e per questo meno spregiudicato e coraggioso.

Pur assorbito dal mio lavoro di “terapista” non ho mai smesso di suonare e di sperimentare nuove forme ed architetture musicali sia in gruppo che da solo. Negli ultimi anni però la mia attenzione si è indirizzata verso l’ascolto profondo del suono e degli effetti che esso suscita in me quando lo interiorizzo profondamente ma anche dei suoi effetti sulla salute.

Ma cosa è che ci attira così tanto, cosa è questo attimo fuggente che ci rapisce e provoca in noi emozioni così diverse?. “La musica è un istinto innato nell’uomo e si rivela già nel neonato. La musica è conosciuta da un bambino quando è ancora nella culla, ma mentre cresce, in questo mondo di illusione, la sua mente viene assorbita da così tanti e diversi oggetti, che perde l’attitudine per la musica che la sua anima possedeva. Inayat Khan scrive questo passo nel suo libro “Il misticismo del suono” . E’ evidente, basta vedere la reazione di un neonato all’ ascolto di un suono, meglio ancora se di una musica soave.

Esiste un qualcosa di ancestrale che lega noi umani al suono sia che sia emesso da un tamburo sia che sia emesso da un flauto o un violino. Il tamburo poi, apre un capitolo a parte. Mi ricordo che alla fine degli anni novanta ho assistito ad un concerto dei percussionisti giapponesi del gruppo KODO a Milano. Era la quarta volta che mi capitava di vederli, per me vederli, è sempre un’emozione molto forte vissuta con il corpo e con lo spirito. Di fianco a me si trovava una signora della “Milano bene” insieme a suoi familiari, mi stupì il suo commento ad un certo punto durante una pausa, più o meno queste parole: “ sono stupita, non so come spiegarmelo, tutto questo suono, tutto questo caos apparente, mi prende e mi affascina”. Come percussionista, in molte occasioni ho potuto constatare di persona l’effetto della percussione sugli esseri umani. Il ritmo, ed il timbro del tamburo, riportano la persona a qualche cosa di ancestrale, a qualcosa di già conosciuto. L’effetto di questo particolare evento sonoro risveglia la memoria di qualcosa che ci appartiene ma che è stato dimenticato. In “The Healing Forces of Music” l’autore  Randall McClellan, tramite l’esperienza acquisita attraverso anni di studio e sperimentazione, ci dice che il tamburo ha la capacità di attivare tutti I Chakra principali del corpo, partendo dalla base e salendo fino al settimo. Questo potrebbe spiegare perché bambini, adulti ed anziani, sia uomini che donne, manifestano una particolare attrazione, per il ritmo ed il tamburo, qualcosa di inspiegabile ma vero.
Io percussionista e terapeuta, come coniugare questi due aspetti?  Non mi sono mai sentito abbastanza sciamano da usare sonagli e tamburo alla stregua dei curanderi sud americani o degli sciamani pellerossa o Mongoli. Ho sempre esitato. Poi sono arrivate le Campane  nella mia vita. Già nel ’93, durante il mio primo viaggio in Giappone ne avevo scoperto ed apprezzato il suono (parlo qui della versione Giapponese della campana, usata sia in templi Buddisti che Shintoisti), mi aveva rapito e ne avevo acquistata una piccola.  La campana , che meravigliosa scoperta è stata per me, questo oggetto si che può aiutarmi a colmare quel “GAP” tra terapia e suono che percepivo come una frattura nella mia vita di questi ultimi anni.  Successivamente ho poi scoperto le Campane Tibetane ed ho letto il libro “Massaggio Sonoro con le Campane Tibetane” di Mauro Pedone.

In questo libro vi ho trovato alcuni concetti familiari e comuni anche al buddismo ed alla Medicina Tradizionale Cinese.

L’Uomo “Ren” è il canale che mette in comunicazione la terra con il cosmo. Questa immagine simbolica appartiene a diverse filosofie e religioni. L’uomo, unico essere veramente bipede, mette in comunicazione la terra con il cielo, le energie Yin terrestri salgano attraverso di lui e le energie Yang del cielo scendono attraverso di lui, entrambe si mischiano e danno origine alle varie manifestazioni del Qi.  Interessante quindi questo concetto che il suono della campana aiuti l’uomo a connettersi con il cosmo. Mi suona familiare, l’uomo sulla terra ha bisogno di riconnettersi al cosmo……, ma allora se veramente fossimo stati espulsi dal cielo e segregati sulla terra a causa del famoso peccato originale? Che dire…….

D’altronde anche nella religione Cristiana, l’uomo ha sempre usato il suono come mezzo per elevare lo spirito verso il cielo. Le stesse architetture delle chiese Gotiche medioevali erano pensate a far ascendere la preghiera ed il suono verso il cielo.

Dice Giovanni nel prologo al Vangelo omonimo: “in principio c’era colui che è ‘ la parola ’. Egli era con Dio; Egli era Dio. Egli era al principio con Dio. Per mezzo di lui Dio ha creato ogni cosa…”

Dice la Genesi: “Dio disse…..e fu.”  In principio era il LOGOS, la parola ed è interessante notare che tale “veicolo di mediazione” sia proprio indicato con il termine “logos”, in greco associato al suono, alla parola senziente.

Ma allora in principio c’era suono, vibrazione ed è li che forse vorremmo, almeno nello spirito, ricongiungerci. C’è stato poi un grande uomo del passato che ha studiato il suono, specie quello emesso dagli astri celesti, ed il suo effetto sull’uomo, Pitagora.

“Pitagora cercò di scoprire i legami tra i suoni e l’ordine nascosto della natura. Pensò che conoscendo la misura del suono avrebbe svelato l’ordine autentico dei misteriosi fenomeni invisibili. Lontano dalle arcaiche forme di superstizione recuperò tutta la sapienza antica dentro un sistema razionale. I primitivi  consideravano i fenomeni  sonori come il confine tra l’invisibile mondo degli spiriti e il visibile mondo della natura. Le differenze tra i singoli fenomeni auditivi erano considerate manifestazioni di forze oscure, segnali di un ordine sconosciuto.

Il filosofo crotonese per primo illuminò l’umanità sul significato profondo della musica, liberando  il suono dalle  superstizioni magiche e dal puro sensoriale.

La grandezza dei seguaci di Pitagora fu di trasformare il pensiero mitico in luminosa razionalità, nel rendere le idee inestensibili  estensibili. Il suono, anima del tempo, si trasformò con  Pitagora in galassia spaziale, i suoi seguaci cominciarono a misurarlo e a penetrarlo nei suoi più oscuri recessi, svelarono i fenomeni invisibili delle vibrazioni sonore, e li classificarono dentro geometrie ordinate”. Che meraviglia pensare a questo uomo che riusciva a percepire la musica degli astri” da Pitagora e la musica di Francesco De Siena.

Ciò che stupisce dell’uomo antico, ma che ancora langue dentro ognuno di noi, è la straordinaria capacità di vivere in simbiosi con il cosmo, conoscendo appieno i propri sensi e sapendoli controllare e indirizzare verso ed entro l’infinito.

Di queste straordinarie capacità, l’uomo comune non sa più come usufruire, abituato a riversare nella tecnologia le funzioni naturali dei propri sensi e obliando al meglio la propria dimensione spirituale. Ma forse le Campane ci aiutano a ritrovare questa simbiosi con il cosmo, perché forse è da la che veniamo. Qualche tempo fa mi è capitato di vedere un interessantissimo documentario che parlava delle esperienze paranormali subite dagli astronauti, sia sovietici che americani, durante le camminate spaziali. Bene la cosa straordinaria è che tutti durante l’esplorazione in assenza di gravità nello spazio hanno sentito chiaramente della musica, del suono simile ad una sinfonia, simile a J.S.Bach.

Davvero incredibile, gli astri comunicano con il suono, la vibrazione e gli scienziati poi ci dicono che tutto, compreso le cellule del nostro corpo, emette vibrazioni, tutto vibra quindi, che meravigliosa realtà.

La nostra cultura occidentale si basa sul pensiero filosofico Greco ed all’interno di questo modello di pensiero si asseriva che all’origine della sapienza e della cultura di ogni etnia umana, vi è un elemento che viene ancor prima degli elementi alchemici o fondamentali, acqua, terra, aria, fuoco, spazio……è il suono. Ma la filosofia greca ha attinto dall’Egitto.E infatti la genesi egiziana di Menfi recita: “Ptah, il grande, è il cuore(cervello) e la lingua(parola) dell’Enneade degli dei, lui creò gli dei, nacque nel cuore e nacque sulla lingua qualcosa nella forma di Atum.

Ora, Atum è il creatore, ma si capisce che lui stesso è stato creato, grazie al cuore(sede del pensiero secondo gli Egizi) e alla voce (lingua).

Anche gli Egizi hanno attinto la filosofia dal Vicino Oriente e così via fino ad arrivare là dove è attestata la più antica filosofia: l’India. Brahma è il Tutto, è Dio, anima universale. (Atum= Aum?)

Alla base della Genesi indù vi è, inutile dirlo, il suono. L’intero universo manifesto (Prakriti) ha origine da NADA o vibrazione divina. Ma che bella realizzazione scoprire che tutto intorno a noi coesiste un meraviglioso universo vibrazionale e sonoro. Ma allora è possibile che la campana, impregnata di antica sapienza, possa veramente rappresentare un possibile canale di connessione con il creato. Nel silenzio della mia stanza, nell’assenza di altri stimoli visivi e sonori, connesso con le mie parti più profonde, ne sono certo.

Ma cosa è veramente che fa scattare la molla? Cosa rapisce la maggior parte delle persone che sperimentano il massaggio sonoro e cosa rende questo evento unico ed irripetibile per ognuno?  Mi colpiscono alcuni passaggi del libro già citato, Il Misticismo del Suono. L’autore afferma “La parte interiore ed essenziale di ciascun essere è composta da vibrazioni sottili e la parte esterna è formata da vibrazioni grossolane. La parte più sottile la chiamiamo spirito e la parte più grossolana materia”. Interessante interpretazione che potrebbe spiegare  gli effetti che le campane hanno sugli esseri umani. Quante volte i nostri riceventi testimoniano di aver sperimentato stati di alterazione della realtà durante le sessioni. Per alterazioni della realtà si intendono tutte quelle esperienze sensoriali e percettive, che esulano dalle normali esperienze del quotidiano. Forse le vibrazioni delle campane veramente by-passano il normale stato di coscienza permettendoci di far affiorare la parte più sottile, quella legata allo spirito. Forse per pochi istanti si aprono delle piccole finestre dandoci modo di accedere ad altro modo di percepire il nostro essere. Le Campane come la maggior parte degli idiofoni metallici, posseggono un attacco immediato ed un sustain molto lungo ricchissimo di armonici, questo vuol dire che quando percuoto con un battente il bordo della campana ottengo una nota, la fondamentale, dopo il suono si diffonde prolungandosi per molto tempo, il sustain appunto. Il sustain è il suono prolungato dato dalla vibrazione della campana, ricchissimo di armonici. Gli armonici sono sovrapposizioni di frequenze correlate tra loro, chiamate note parziali che si sviluppano ogni volta che un suono viene emesso. All’apparenza sembra di sentire singole note, in realtà non si tratta di note pure e di queste, la più bassa è detta “fondamentale”, in quanto origina le rimanenti, che costituiscono gli ipertoni. Tutta la materia in realtà è vibrazione, il nostro corpo vibra ed ogni tessuto vibra a frequenze diverse. “Il DNA umano è un Internet biologico, superiore, sotto molti aspetti, a quello artificiale. La più recente ricerca scientifica russa spiega, direttamente o indirettamente, fenomeni quali la chiaroveggenza, l’intuizione, gli atti spontanei ed a distanza di cura, l’auto-guarigione, le tecniche di affermazione, la luce o aure insolite intorno alle persone (concretamente, dei maestri spirituali), l’influenza della mente sui modelli climatici e molto ancora. Inoltre, ci sono segni di un tipo di medicina completamente nuova nella quale il DNA può essere influenzato e riprogrammato dalle parole e dalle frequenze SENZA sezionare e rimpiazzare geni individuali”

citazione dall’articolo “Le Frequenze possono influenzare e riprogrammare il DNA” dal sito musica-spirito.it

Il contenuto ricchissimo di armonici, alcuni udibili, altri non udibili, riesce a mio avviso ad aprire connessioni con aspetti della cosi detta “sfera spirituale” o meglio dell’IO profondo e, in questo modo, favorire l’equilibrio, la guarigione e la crescita dell’individuo.

Sempre dallo stesso sito ho estrapolato questo passaggio interessantissimo:

” Dentro un essere umano ci sono delle microantenne, conosciute con il nome di amminoacidi, connesse e collegate con il DNA. Inoltre, esistono 64 codici genetici, fatti per inviare o ricevere frequenze più elevate collegando ogni persona ad una coscienza più elevata. Le ultime ricerche scientifiche dicono che solo 20 di queste antenne sono funzionanti, mentre le rimanenti 44 rimangono “spente”. 20 antenne sono insufficienti a collegare un essere umano con le frequenze più elevate. Ne deriva che ogni essere umano usa solo una piccola parte del proprio potere cerebrale. Le nostre emozioni hanno una funzione determinante sull’attivazione di queste microantenne, come dimostrato da Bruce Lipton nel libro La biologia delle credenze. Una situazione di paura che deriva da tutte le nostre emozioni a bassa frequenza, può attivare solo alcune di queste “antenne” perché produce una lunghezza d’onda lunga e lentissima. Invece l’amore, espressione di tutte le nostre emozioni di elevata qualità spirituale, riesce ad attivare un numero elevato di “antenne Effettori’ perché genera una lunghezza d’onda veloce e corta”. Ma se le campane, con il loro contenuto di frequenze, riuscissero ad attivare qualcuna di queste antenne dormienti? E’ possibile, certamente possibile, come spiegare le guarigioni, gli stati di percezione alterata e gli altri fenomeni che avvengono durante le sessioni di Massaggio Sonoro?.

Due giorni fa ho fatto una seduta di massaggio sonoro ad una cliente con stato di confusione ed aumento della pressione intracranica, lei ha subito un operazione a cuore aperto un anno e mezzo fa. Il commento dopo il trattamento con le campane è stato: – Prima ho sentito il peso delle campane sul corpo, in particolare quella sul cuore, puoi mentre suonavi ho percepito un aumento dello stato confusionale mentale e poi successivamente uno svuotamento che mi ha lasciato un profondo senso di calma-  E che dire di un’altra mia cliente che dopo la sessione con le campane ha confessato di aver rivissuto il momento della sua nascita?.

Sicuramente è difficile dimostrare che le frequenze emesse da questi strumenti veramente attivano queste micro antenne dormienti attivando la nostra parte divina. Forse non è nemmeno così importante dimostrarlo. La ricerca del nostro ATMAN è sicuramente un arduo percorso, celato e misterioso ed è motivato dalla nostra soggettiva volontà e dal libero arbitrio. Se così non fosse, se la consapevolezza la si potesse comprare a grammi in un negozio verrebbe meno quello spirito di ricerca, quel bisogno di scoperta che anima gli uomini che non si accontentano di vivere immersi nella Matrix(Maya) o mondo illusorio ma cercano il modo per elevarsi al di sopra di ciò che può essere definito come realtà manifesta. Il suono delle Campane può quindi diventare il veicolo che può facilitare la riconnessione con la nostra parte profonda, il nostro Atman, e se l’Atman è il divino che c’è in ognuno di noi, allora è vero che le Campane con la loro vibrazione ci mostrano la via per ritornare a casa.