Il lavoro su di sé

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Il massaggio sonoro e il lavoro su di sé

 

Praticare il massaggio sonoro con le campane tibetane è una preziosa opportunità per attivare il lavoro su di sé. Un passo fondamentale riguarda la capacità di saper ascoltare. Ognuno di noi seleziona inconsapevolmente le informazioni che ci arrivano dall’esterno, in base al personale patrimonio di esperienze. Dalla tradizione ci arriva un aiuto, un esercizio da applicare su se stessi, prima di proporre il massaggio sonoro ad altri.

Una pratica tradizionale

La tecnica tradizionale di allineamento e centratura è una parte fondamentale del massaggio sonoro con le campane tibetane. E’ consigliata anche come pratica individuale; è possibile sperimentare un bellissimo esercizio per comprendere l’uso delle campane cercando di coglierne il messaggio profondo. Si inizia con qualche minuto di respirazione consapevole, ci si sdraia a terra nella posizione di Shavasana. Il corpo ben allineato dalla testa ai piedi, gambe e braccia un po’ distanti dal corpo, palmi delle mani posizionati verso l’alto. Si prende la campana e la si colloca sul petto, all’altezza del cuore e si inizia lentamente a farla vibrare per cinque minuti. Poi si poggia la campana sull’addome e si lavora per tre minuti, si completa con la campana poggiata sulla fronte, suonando ancora per tre minuti. A questo punto, un tempo di immobilità con l’attenzione al proprio interno consoliderà l’effetto della tecnica.

Le campane tibetane

Che campana possiamo utilizzare? Diciamo che se abbiamo trovato la nostra campana, quella con la quale ci troviamo in perfetta sintonia, la possiamo far vibrare su tutte e tre le zone. Come linea guida, se abbiamo a disposizione tre campane tibetane suoneremo quella più grande, dal tono più basso sull’addome. Quella di media grandezza sul torace e quella più piccola, con la tonalità più acuta all’altezza della fronte.

Informazioni

Sappiamo che è fondamentale il lavoro individuale. Ed è molto importante anche il lavoro in gruppo per il reciproco conforto e sostegno, per strutturare il nostro impegno. Nei nostri corsi di formazione cerchiamo di sostenere queste esperienze. Spesso e volentieri, nel Magazine, riportiamo i contributi delle persone che raccontano i loro percorsi. Grazie!