I rimedi floreali del dott. Bach la scelta attraverso l’ascolto attivo

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la scelta attraverso l’ascolto attivo

Il colloquio

Il colloquio floriterapico è un possibile strumento utile per tradurre le emozioni, i sintomi e i comportamenti umani in Fiori di Bach. Creare la giusta corrispondenza vibrazionale tra l’uomo e la specifica essenza è una concreta e meravigliosa opportunità di apportare benefici e miglioramenti nella vita di ognuno di noi.

I fiori di Bach

Chi si occupa di Floriterapia con i Fiori di Bach sa che il gesto della pianta e quello della persona si equivalgono (J.Barnard). In altre parole i diversi stati emotivi che ci contraddistinguono come esseri umani e che ci troviamo a vivere più e più volte nel corso della nostra vita, trovano corrispondenza con il “comportamento” della pianta. Dunque i 38 Fiori studiati e proposti dal Dott. Bach sono indicativi in particolare della condizione emotiva della persona che necessita di quel preciso rimedio. E’ una affinità di tipo vibrazionale e non riguarda in alcun modo il principio attivo insito nella pianta. Fra gli insegnamenti che il Dott. Bach ci ha lasciato, uno in particolare è rimasto impresso nella mia memoria:

Non conta quale sia la malattia, bisogna trattare solo lo stato d’animo.

Il percorso di studio

Nel percorso di studio, insieme alla conoscenza dettagliata di ogni Fiore, ho affrontato una ipotesi di colloquio da seguire quando incontro un cliente. I clienti possono decidere di avvicinarsi alla floriterapia sia per un percorso terapeutico (emotivo, fisico) che di auto- conoscenza e crescita personale. E’ dunque molto impor- tante avere una buona conoscenza dei Fiori di Bach ma come dice il mio insegnante, Dott. R. Orozco, “che te ne fai di una formula di Fiori perfetta se il cliente non torna al secondo incontro?”. Premesso che ognuno ha la libertà di interrompere qualsivoglia cosa, vorrei proporvi alcuni spunti (sperando che li troviate utili e forieri di riflessioni) tra i più significativi, che non devono mancare in realtà in nessuna comunicazione, ed ancor meno in una “relazione di aiuto”. In questo caso parliamo di Floriterapeuta e cliente, ma verosimilmente potrebbe trattarsi anche dell’Operatore olistico in campane tibetane.

Il cliente

Il colloquio include il cliente che infatti è il protagonista del suo percorso/processo e il Floriterapeuta ha il ruolo di accompagnare, affiancare con le sue conoscenze e competenze in questo caso sui Fiori di Bach. Accompagnare non significa guarire: sgombriamo il campo da qualsiasi fraintendimento su questo punto. Personalmente mi libera da una serie di cliché che riguardano il ruolo scomodo del guaritore/salvatore, primo responsabile della risoluzione dei problemi del cliente, che in questo modo si ritroverà nella posizione passiva tipica ad esempio della relazione che vediamo tra medico/paziente. Da questo ruolo si può comprendere che è ben difficile prendere in mano il proprio cammino e dirigerlo verso un qualsiasi miglioramento/cambiamento.

Attraverso il colloquio, basato in questo caso sull’ascolto attivo, il cliente sarà guidato all’autoesplorazione, si assumerà la responsabilità di se stesso, sarà appunto l’artefice delle sue scelte. Torno per un attimo a parlare delle potenzialità dei Fiori di Bach: essi apportano una informazione vibrazionale, energetica, sono dei catalizzatori dell’informazione che si trova già in noi a livello interiore. Sapendo ciò, viene naturale essere attenti a quello che ci dice il cliente, il modo in cui ci parla (non verbale), ciò che non dice, e considerare che una stessa essenza “lavorerà” in maniera diversa con ogni persona, aiutando a liberare quelle forme (idee, schemi) rimaste bloccate. Detta nel linguaggio di Bach: la personalità/l’ego tornerà a farsi guidare dall’anima, trovando di nuovo un equilibrio.

La personalità

Ma la personalità farà tutto ciò senza ribellarsi? Senza resistenza alcuna? Chiunque di noi abbia svolto un “lavoro su di sé” conosce quanti e quali meccanismi mettiamo in atto per cercare di non cambiare o di evitare il confronto con gli aspetti meno edificanti, meno piacevoli di noi stessi! In questo caso per procedere abbiamo due buoni alleati, i Fiori e una persona esperta che comprenda e accetti i processi umani. E allora mettiamoci al lavoro!
Tre aspetti fondamentali in questo tipo di approccio sono:

Empatia    Sintonia   Fiducia

Per empatia si intende comprendere i sentimenti, le necessità, le preoccupazioni dell’altro, dal suo personale punto di vista. Questo significa intanto una sufficiente conoscenza delle nostre emozioni, dei vari stati d’animo che viviamo (autocoscienza), altrimenti sarà impossibile provare a comprendere quelle del nostro cliente. Anche qui è bene fare una precisazione. Capire il vissuto emotivo di chi ci sta di fronte, non significa assolutamente appropriarsi/ contagiarsi con le emozioni dell’altro. Questo sarebbe un errore e creerebbe confusione e impossibilità ad accompagnare il cliente nel suo percorso terapeutico. La sintonia possiamo considerarla come un flusso di comunicazione positiva tra le persone che vede le qualità del rispetto e dell’accettazione. Sintonizzarci ci permette di far arrivare al cliente il messaggio che oltre ad ascoltarlo lo stiamo comprendendo, siamo presenti e lo accettiamo. Possiamo far capire questo per esempio attraverso dei gesti del corpo, o delle espressioni del viso. E’ attraverso la sintonia che si costruirà la fiducia del cliente nei nostri confronti: sa che è accettato e che sarà accompagnato in modo etico. Ho accennato all’ascolto attivo che è la base, il nucleo di questo tipo di colloquio. Penso sia esperienza comune a molti, i mille tranelli che può presentare una comunicazione non chiara, non completa, con i doppi sensi, il “detto e non detto”…e tanto altro. I passaggi dell’ascolto attivo sono quattro e servono al floriterapeuta a centrarsi su due aspetti primari: ciò che accade al cliente e quel che desidera.

Chiarificazione    Parafrasi    Ricalco  Sintesi

La chiarificazione ci è utile per verificare la precisione con cui abbiamo capito ciò che ci ha comunicato il cliente. A non lasciare eventuali messaggi vaghi, distorti, ambigui. “Vorresti dire che…?” “Mi stai dicendo che…?” .Questo modo di procedere può inoltre tornare utile al cliente per ampliare il discorso. La parafrasi e il ricalco consistono nella ripetizione di una parte del messaggio ascoltato. Precisamente la parafrasi riprende la parte cognitiva e il ricalco la parte affettiva. Infine la sintesi, che è una ricapitolazione della seduta: riprendendo una o più parafrasi e/o ricalchi che riassumono i contenuti del cliente può essere usata come conclusione di una seduta, e per stabilire gli obiettivi ad esempio nella prima seduta.

Un buon colloquio

Questi gli aspetti salienti per un buon colloquio con il nostro cliente. Ma se intanto ci venisse la curiosità (a chi non lo pratica già ovviamente) di provarlo con i nostri amici, parenti, in qualche relazione significativa, per comprendere l’effetto che può generare l’osservazione di queste poche regole su di noi e sull’altro, sarebbe un bel modo per iniziare! Personalmente vi posso dire che sto verificando la possibilità di creare maggiore vicinanza affettiva con l’altro, la possibilità di accedere a contenuti più profondi, minore possibilità di andare verso vissuti aggressivi. Ci si riconosce più facilmente.
E’ dire all’altro: sei importante per me!

(Per scrivere l’articolo ho fatto riferimento alla dispensa “Il colloquio nella floriterapia” – Relatore Dott. Ricardo Orozco).