Creare il clima giusto con le campane tibetane nella scuola secondaria

scuola | lavocedelcarro.it

Le campane nella scuola…

Alcuni mesi fa ho sperimentato l’utilizzo delle campane tibetane in una scuola media dove da qualche anno vengo chiamato per condurre dei laboratori formativi con le classi seconde sui temi della legalità e della responsabilità. Parlando di grandi temi e cercando di riportarli alla quotidianità dei ragazzi, alle problematiche che possono esserci a casa e a scuola, spesso esce il tema del bullismo e del rispetto tra i compagni.

Ho incontrato ogni classe per 3 volte e, per creare un clima diverso dalle solite lezioni frontali scolastiche, ho proposto ogni volta all’inizio degli incontri di ascoltare i suoni di una campana. Si è creato un piccolo rito che mi ha aiutato a introdurre questo momento laboratoriale in cui non doveva esserci giudizio: né da parte dei professori, né da parte dei compagni di classe, né da parte mia. Disponendo la classe in cerchio e proponendo attività con modalità attive e partecipative si crea già una rottura con la classica routine delle lezioni ma introducendo questo piccolo momento di “meditazione sonora” ho cominciato a notare l’enorme potenziale delle campane nel creare il silenzio, favorendo la concentrazione.

La prima volta ho cominciato quasi timidamente dedicando solamente un minuto a questo rito. Ho chiesto agli studenti seduti in cerchio di mettersi comodi, appoggiare le mani sulle ginocchia, fare qualche respiro profondo e prepararsi ad ascoltare la vibrazione che stava per nascere. Queste classi, ovviamente formate anche da ragazzi vivaci, alcuni con qualche problema di comportamento, si sono subito mostrate pronte ad ascoltare in silenzio questi suoni, senza risate o altro, per arrivare a stare in completo silenzio dopo il mio invito a riaprire lentamente gli occhi. Una cosa che ho notato subito è stato il cambiamento avvenuto nella mia voce. Rispetto ai primi minuti di presenza nella classe, era caratterizzata da maggior calma e da un tono più pacato.

Arrivati al terzo ed ultimo incontro ho voluto dedicare qualche minuto in più ai suoni della campana ad inizio laboratorio proponendo un piccolo esercizio di condivisione delle sensazioni con cui i ragazzi erano arrivati a scuola e le sensazioni provate pochi minuti dopo, successivamente all’ascolto dei suoni. Queste parole sono state scritte su dei foglietti (che alla fine ho raccolto per analizzarli) e poi condivise verbalmente con i compagni. La condivisione è stato un modo interessante per ritornare ad alcuni temi che erano usciti durante i laboratori, come la necessità di armonia tra i compagni di classe, la necessità di sintonizzarsi sulle stesse frequenze per vivere in maniera serena la scuola ed essere pronti a dare il meglio di sé per raggiungere i propri desideri o obiettivi.

Analizzando i feedback dei ragazzi scritti dopo il suono della campana, risulta che:

  • circa il 50% di loro ha provato sensazioni di rilassamento, calma e tranquillità;

  • il 25% ha richiamato il concetto di felicità;

  • il 10% ha provato curiosità;

  • il 10% ha parlato di libertà;

  • il 5% ha indicato di sentirsi assonnato.

Confrontando le sensazioni espresse prima e dopo l’ascolto della campana tibetana vorrei richiamare alcuni esempi interessanti:

PRIMA

DOPO

Arrabbiata

Serena

Serena

Libera

Pensieroso

Tranquillo

Tranquillo

Concentrato

Felice e agitato

Rilassato

Disperso

Mi rendo conto che ho realizzato i miei sogni. Voglio spingermi al massimo

Isolata dai miei problemi

Rilassata

Stressata

Tranquilla rilassata

storno” (in dialetto significa confuso, stordito)

In pace con me stesso

Libero

Luminoso

Gli studenti di una classe in particolare hanno molto apprezzato i suoni tanto da voler provare a sentire le vibrazioni della campana nella propria mano. Come saluto finale al termine dell’incontro ho quindi deciso di accontentarli, fermandomi davanti ad ogni alunno del cerchio e facendo percepire la vibrazione appoggiando la mia mano (che sosteneva la campana) sopra la mano di ogni alunno alcuni secondi fino alla comparsa di un sorriso o di un’espressione di stupore o altro. L’espressione più gettonata? “figataaaa”!

Nei mesi successivi ho provato a proporre le campane in altre scuole (anche superiori) per creare il clima giusto, riscontrando sempre risultati molto positivi. In particolare in un paio di occasioni i professori mi hanno riferito che era la prima volta che vedevano alcuni dei loro studenti particolarmente vivaci o iperattivi riuscire a restare fermi, concentrati ed in silenzio per alcuni minuti. In un liceo delle scienze umane, all’interno di un percorso sulle tecniche di lavoro di gruppo, dopo aver fatto ascoltare i suoni delle campane, ho chiesto agli studenti, disposti in cerchio e ancora con gli occhi chiusi, di pensare ad una parola e condividerla a turno. Ogni classe ha trovato con naturalezza il proprio ritmo nella condivisione delle parole, disegnando un “affresco” di sensazioni e immagini: caldo, rilassamento, felicità, quiete, girasole, magia, serenità, brina, tranquillità, sole, pioggia, mamma, spiaggia, psiche, diversità, calma.

Da queste piccole esperienze dell’uso delle campane tibetane con i ragazzi delle secondarie di primo e secondo grado posso sicuramente riportare la curiosità dei ragazzi rispetto a questi strumenti antichi e la capacità di cambiare radicalmente il clima e l’atmosfera delle classi, rigenerando l’ambiente e favorendo una maggiore concentrazione e disposizione all’ascolto reciproco.