Brevi note emotive sull’esperienza con le campane tibetane

La Voce del Carro Cinzia

All’indomani

 

Emozioni

E’ vero, quando una esperienza così significativa si conclude, nell’immediato non emergono pensieri e riflessioni, ma solo emozioni e sentimenti. Ci vuole un po’ di tempo per incarnare ciò che la mente ha vissuto, per sentire nel corpo intelligente un nuovo modo di esistere. Le emozioni per loro natura, sono libere, indisciplinate, senza vincoli, coercitive e prepotenti, che quasi le subisci se non addirittura le neghi, celandole dietro rigide maschere.

Il sogno

E’ come nel sogno, quando non sei capace di trasformarlo in racconto e ti sembra impossibile averlo vissuto; sei testimone delle tue emozioni ma non puoi afferrarle o indirizzarle. Ci vuole un po’ di tempo per dargli un senso. Ma il lavoro delle emozioni lo raccoglie il corpo, così come per i sogni che vi albergano nottetempo. Il proprio corpo e quello collettivo. E allora sui corpi e nei corpi, il mio e quello del gruppo, faccio esperienza dei suoni , propri e comuni, per acquietare le emozioni selvagge e dar voce alle emozioni mute.

L’equilibrio

Per ritrovare un nuovo equilibrio, un diverso stare con me stessa, tra gli altri, nel mondo.
Ci sono, sembra si possa dire, ci siamo e assieme possiamo tollerare il limite, personale e sociale, anzi possiamo provare a trascenderlo perché si può fare non ascoltando troppo la frenesia del controllo. La campana che vibra è partita e trascina con sé lo scombussolamento emotivo, lo elettrizza per poi ricomporne gli elementi dentro una forma che in fondo è la più semplice, la più giusta per me. La vibrazione ha scosso il corpo spingendo i suoi liquidi altrove e dove prima c’era uno stagno ora fluisce sospinto un giovane fiume.

E mi sento così, non so descriverlo, mi sento fluire.

I sensi

Le emozioni prima incastravano i sensi e viceversa; ora educate dal suono sembrano cuccioli da proteggere! Hanno perso la carica totalizzante e mi fanno tenerezza. Le posso lasciar fluire.
Perciò uno stato di dolce confusione emotiva mi accompagna, indefinita e gradevole.
Qualcosa che fluendo naturalmente, ancora non ha preso un nome, non ha deciso la destinazione, ma lascia respirare, lascia sentire, lascia vedere, lascia andare senza scopo.

O meglio con lo scopo di sentirsi vivere consapevolmente sulla terra comprendendo il cielo.

L’acqua

L’acqua è il simbolo più corrente dell’’inconscio”. Il lago della valle è l’inconscio che giace, per così dire, al di sotto della coscienza; perciò è spesso indicato come “subconscio”, non di rado con la tonalità negativa di coscienza di qualità inferiore. L’acqua è lo “spirito della valle”, il drago acquatico del Tao, la cui natura assomiglia all’acqua, uno Yang accolto nello Yin. Psicologicamente,quindi, l’acqua significa: spirito divenuto inconscio.

                  Carl Gustav Jung